Annie Moore
“La Repubblica” ha dedicato due interessanti servizi al tema dell’emigrazione italiana verso gli Stati Uniti in data 27 e 30 dicembre 2009. Il secondo ripropone Davanti al Cobh Heritage Center (Museo storico di Cork) in Irlanda campeggia un’imponente statua che rappresenta una ragazza assieme a due ragazzi più giovani. Si tratta di Annie Moore, che salpò alla volta degli Stati Uniti dal porto di Cork, allora Queenstown, a bordo della SS Nevada il 20 dicembre 1891assieme a due fratelli. Questa volta gli italiani sono stati preceduti dagli irlandesi. E’ pur vero che l’America è disseminata di statue di Cristoforo Colombo, ma è purtroppo sempre più strisciante il movimento partito dai nativi americani di cancellarne le tracce per presunti maltrattamenti nei loro confronti che hanno caratterizzato le contestazioni dei Columbus Day di questi ultimi anni. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che a capo della fondazione per il restauro di Ellis Island e della Statua della Libertà fu nominato nel 1982, dall’allora presidente Ronald Reagan, il mitico manager della Chrysler Lee Iacocca e tra gli italiani illustri che si distinsero proprio ad Ellis Island ci furono personaggi come Fiorello H. La Guardia, che lavorò da interprete imparando a conoscere le persone che un giorno avrebbe diretto come sindaco Annie Moore non ebbe problemi a Ellis Island. Fu accolta con Ellis Island per lei rappresentò, come per molti altri, “L’isola della speranza” piuttosto del trito, solito e datato riferimento a “Isola delle lacrime”. Miti che variano o che persistono, come quello concernente i cambi nome. I funzionari avevano altro da fare. Le generalità erano riportate sui documenti dei passeggeri e facevano fede le liste preparate dagli scrivani delle compagnie di navigazione. Infatti, mentre le liste delle navi italiane in partenza da Genova sono solitamente corrette, quelle stilate dagli impiegati delle linee francesi, tedesche o inglesi presentano molte anomalie. I nomi furono spesso cambiati al momento di diventare cittadini americani, anche se gli addetti ai censimenti americani imitarono poi molto bene i loro colleghi delle compagnie di navigazione massacrando i nomi non anglofoni e rendendo le ricerche genealogiche molto ardue. Molti cognomi furono cambiati dagli italiani stessi, altri passarono da Chierichetti a Cherchatti oppure da Giacanello a Jackanell oppure da Iannuzzi a Yans e così via. Miti duri a morire. Le navi approdavano sulla terraferma non a Ellis Island; gli emigranti vi erano poi trasferiti su battelli per l’ispezione e quindi ridistribuiti verso Manhattan o le ferrovie del New Jersey per raggiungere la destinazione finale. Graibaldi, invece, come tutti quelli che arrivarono prima del 1855 non passò dal Barge Office o da Ellis Island, ma come si usava allora scese dalla nave senza alcun controllo e andò a trovare il suo amico Meucci a Staten Island prima di proseguire dopo qualche mese per il Perù. Tempi beati. Ellis Island fu chiusa il 12 novembre 1954. L’ultimo immigrato fu un marinaio norvegese che si chiamava Arne Peterssen. Ernesto R Milani Ernesto.milani@gmail.com 7 gennaio 2010 |
di Vanni Vincenzi - Phone: 348-7069419