1939 – 1945: schiavi di Hitler in Renania e Vestfalia
Il destino delle lavoratrici e lavoratori coatti stranieri impiegati dal Terzo Reich, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, finì ben presto nell‘oblio. Solo il dibattito sul risarcimento per i coartati dal regime nazionalsocialista, avviato nel 1999, fa riprendere l‘esame di questa realtà . Con il progetto 1939 – 1945: schiavi di Hitler in Renania e Vestfalia si è voluto presentare la realtà storica nella Regione Renania – Vestfalia e mantenere la memoria di chi fu direttamente coinvolto. Operai specializzati dell‘Europa occidentale, contadini polacchi, civili russi e di altre nazionalità , internati militari provenienti dai territori occupati dalle forze armate tedesche, donne e uomini, addirittura bambini, durante il secondo conflitto mondiale furono ridotti in schiavitù. Nell‘epoca del regime nazionalsocialista, in Germania e nei territori occupati, vennero impiegate più di 13 milioni di persone, costrette al lavoro nelle più inumane condizioni. Questa la provenienza dei lavoratori stranieri Nazionalità Lavoratori civili Internati militari Totale 1939 – 1945 1939 - 1945 1939 –1945 Paesi baltici 75.000 - 75.000 Belgio 375.000 65.000 440.000 Bulgaria 30.000 - 30.000 Danimarca 80.000 - 80.000 Inghilterra - 105.000 105.000 Francia 1.050.000 1.285.000 2.335.000 Grecia 35.000 - 35.000 Italia 960.000 495.000 1.455.000 Croazia 100.000 - 100.000 Olanda 475.000 - 475.000 Polonia 1.600.000 300.000 1.900.000 Svizzera 30.000 - 30.000 Serbia 100.000 110.000 210.000 Slovacchia 100.000 - 100.000 Un. Sovietica 2.775.000 1.950.000 4.725.000 Boemia e Moravia (Repubblica cèca) 355.000 - 355.000 Ungheria 45.000 - 45.000 Altri 250.000 275.000 525.000 Totale stranieri 8.435.000 4.585.000 13.020.000 L‘impiego di lavoratori, provenienti da ogni angolo del continente europeo, non riguardò solamente l‘industria bellica, il settore minerario e l‘agricoltura. Anche i Comuni e i privati approfittarono dei deportati in Germania. Le condizioni di vita e di lavoro erano originate e dipendevano dall‘ideologia razzista nazionalsocialista. I lavoratori coatti provenienti dall‘Europa dell‘Est ebbero a soffrire un particolare e duro destino. Essi venivano considerati come persone di seconda classe. Il progetto 1939 – 1945: schiavi di Hitler in Renania e Vestfalia si collega alle attività svolte nella Gesamtschule Fritz Steinhoff di Hagen. Grazie a questo Istituto, dove Lingua e Cultura italiana offrono importanti impulsi interculturali, vennero rintracciati elementi importantissimi per ricostruire la realtà degli internati militari italiani nella città di Hagen: la lista completa del Lager 341-Schmiedag; le memorie del cappellano militare don Giuseppe Barbero, offerte ora anche ai lettori tedeschi; i ricordi del medico Guglielmo Dothel; il ricupero di corrispondenza e materiale fotografico; l‘ospitazione di 3 ex-IMI che nel marzo 2001 visitarono la città e la scuola lasciando testimonianze e ricordi. La documentazione raccolta fa ora parte del centro di documentazione di Centallo (Cuneo). prima puntata (Luigi Rossi, Bochum) |
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